Farewell my Macau?

Oggi Macao non potrebbe più essere il mio porto sicuro, il rifugio dove trovare sollievo al demone della malinconia.

In questi anni tutto, o quasi, è cambiato nella Città di Dio. L’invasione dei giocatori d’azzardo, volgari e chiassosi, ha ormai preso il sopravvento sui fantasmi gentili del suo passato, che ancora riuscivo a incontrare tra le vecchie strade, dove il tempo sembrava non avere presa e la modernità non trovare asilo. Quella incoerente collezione di reliquie, cristallizzate in un abbraccio miracoloso e irripetibile tra vecchio portogallo e nuova Cina, si è ormai frantumata. All’intersezione di due mondi, nel porli l’uno accanto all’altro Macao annullava le distanze geografiche, e quelle culturali, tra di loro.

Se vi tornassi, non potrei più godere come allora della sua alba, che incerta si faceva strada sulle acque basse e torbide del delta del Fiume delle Perle; quando le vecchie chiese erano ancora vuote, e le sale da gioco ancora piene. Quando le vie dei mercati si animavano pian piano e i devoti cinesi accendevano nuovo incenso nei templi, o sui piccoli altari nelle vie, dedicati a qualche divinità locale.

L’Hotel Bela Vista, con la sua terrazza affacciata sul lungomare di Avenida da Praja Grande è ormai diventato la residenza del governatore cinese. E il faraonico progetto dell’Hong Kong-Zuhai-Macao Bridge – una serie di ponti sul Delta del Fiume delle Perle, lunghi complessivamente oltre 50 chilometri, che la uniranno, attraverso un’autostrada, a Hong Kong – è ormai in fase di completamento. In quel momento scomparirà per sempre la Città di Dio, e sarà completata la sua trasformazione in un qualsiasi quartiere periferico della rumorosa Hong Kong.

Mi toccava lasciarlo andare ormai questo magico avamposto della memoria, come si lascia andare il ricordo di un vecchio amore, con tenerezza.

“Immagini che passate sulla rètina dei miei occhi, perché non vi fermate?”, scriveva della sua Macao il poeta portoghese Camilo Pessanha.

Quelle immagini, ormai, sono passate, per sempre.

da: I Cannibali di Mao (Oriente Estremo/1)

Un pensiero riguardo “Farewell my Macau?

  1. Anche per me Macao non è più l’isola dove amavo passare una giornata lontano dalla frenetica Hong Kong circa 20 anni fa. Ricordo ancora l’approdo del ferry, con i taxi e le biciclette, che ormai ha lasciato il posto a colonne interminabili di bus zeppi di turisti provenienti dalla Mainalnd che approdano a Macao per giocare e fare shopping. Good bye Macau….

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